Mutui e tassi: è il momento giusto per acquistare casa?

Mutui e  interessi: le tipologie più conosciute

Mutui e tassi di interesse: cosa scegliere e perché. Sostenere un mutuo al giorno d’oggi è più facile che in passato, visto il clima “monetario” favorevole alla trasmissione della liquidità. Allo stesso tempo, se si prende in considerazione il potere d’acquisto, sensibilmente inferiore a qualche anno fa, siamo al limite della sostenibilità. Il discorso sui mutui e sui tassi, dunque, deve coinvolgere anche l’aspetto reddituale del richiedente.

Per far fronte alle difficoltà dei contraenti, però, alcune banche hanno modificati la propria offerta, ponendo in essere delle tipologie di rimborso sui generis. In parole povere, ai classici tassi fisso e variabile, se ne sono aggiunti altri, in grado di esaudire (forse) le esigenze dei clienti.

Tassi aggiornati: quale scegliere

 

La scelta rimane spesso sui semplici tassi fissi e variabili. Qual è l’opzione più sostenibile? Non c’è una risposta univoca a questa domanda. I variabili sono strutturalmente più bassi di quelli fissi, almeno in questo periodo. Le scelte di politica monetaria hanno quasi azzerato gli indici di riferimento, come l’Euribor.

Di contro, però, i tassi fissi mettono al riparo i contraenti da una evoluzione in senso restrittivo dell’ambiente monetario. Ecco quindi che l’attenzione va posta al medio periodo. Il problema è che nessuno, nemmeno gli analisti più esperti, possiede la palla di vetro. Insomma, non è dato sapere se a lungo andare il tasso fisso diventerà più economico di quello variabile.

Tassi mutui: le varianti

Oltre ai tassi fissi e ai tassi variabili, il mercato propone alcune varianti sui generis. Queste cercano di ridurre la portata dei difetti dell’una e dell’altra opzione. Il discorso su mutui e tassi si arricchisce di altre tre opzioni.

  • Mutui e Tassi misti. Consente di passare da un tasso variabile a un tasso fisso. In genere si parte con il secondo, per poi giungere al primo. In alcuni casi, però, il percorso è flessibile e la scelta è demandata direttamente al contraente. Ovviamente, è possibile “switchare” per un numero limitato di volte.
  • Tasso variabile con cap. Il problema principale legato ai tassi variabile riguarda, essenzialmente, la loro incontrollabilità. Il rischio è che il panorama creditizio si deteriori, portando a un aumento esponenziale degli indici di riferimento. Il risultato concreto è la lievitazione della rata e l’impossibilità, da parte del contraente, di farvi fronte. Ecco, dunque, che alcune banche stabiliscono un “cap”, quindi un tetto massimo. Oltre questa soglia, il tasso variabile non reagisce alle sollecitazione dell’Euribor, e la rata si congela.
  • Tasso variabile con rata costante. Un altro modo per impedire l’aumento incondizionato della rata è bloccarla. In questo caso di trasforma in un “falso tasso fisso”. Anche perché il rimborso rimane identico, a cambiare è il periodo di ammortamento, che si allunga. Questa opzioni è la preferita dalle banche, che non rischiano di comprimere i propri guadagni.

 

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